Se potessi fare un’intervista a un poeta scomparso sceglierei Catullo, solo per sapere com’era il suono della sua voce.
The Beatles - Tomorrow never knows
Se potessi fare un’intervista a un poeta scomparso sceglierei Catullo, solo per sapere com’era il suono della sua voce.
Sessanta chilometri sotto la pioggia, il vento che quasi ci spazzava via dal manto asfaltato della statale. Il Po paludoso, grigio, squallido. Le biciclette, gli scarponi, il pane, tutto sporco di fango. Accampati a fianco a un cimitero con la paura che il buio ci sorprendesse ancor prima di accendere il fuoco. Alla ricerca disperata della fame, del freddo, della scomodità per apprezzare nuovamente al ritorno i frutti degli uomini. Un pugno di bambini capricciosi, zuppi di voglia di vivere. E poi cacciati dai carabinieri l’indomani sul far della notte. “Smontate tutto. Non avete proprio un cazzo da fare eh?”. E ancora pioggia. In sette dentro un’unica tenda. Pane e cipolle crude come soldati russi in piazza Sennaja nei giorni peggiori (che paragone azzardato). E di ritorno a casa chi ci vede come pazzi, chi come eroi, chi come semplici coglioni. Chi rimane totalmente indifferente. Perché alla fine è stato un tentativo come un altro di sfuggire al normale zampillare inesorabile dei giorni. Potevamo chiuderci dentro un bar, in alternativa, e rimanere incollati alle macchinette dei videopoker. Il tasso d’adrenalina sarebbe stato ugualmente sufficiente.
Crivellato dalle promesse rubate alla culla
dove la luce si spandeva come miele sul canto tremante del mio respiro
senza rivelare ancora l’orrore del vuoto rappreso nelle conche sdentate dei padri,
strappo i giorni come petali rubati dalle scapole di un drago.
Il fiato schiumante,
gli occhi spenti
scagliati contro le viscere deformi delle mie certezze.
Sento il delitto accovacciarmisi ogni giorno più in profondità
nei recessi scarlatti del mio torace
da quando i maestri strinsero forte il coltello
dentro le linee immacolate delle mie dita
e mi insegnarono a uccidere l’ombra nera
delle mie carni impigliate nei sogni.
Impilato in un esercito di anime rinsecchite come torsoli;
lanciato insieme a loro verso le stelle
per strapparle finalmente agli dei
e ridurle in sassi di vetro da cui non possa nascere più
alcun verso
decente.
Scandagliamo ogni frattura della notte.
Dita fiammeggianti come becchi bunsen
sull’alitare nauseabondo dell’Ignoto.
“Aiutiamo il giorno a sbrogliare la sua lieve matassa di punti esclamativi
così da poter ingoiare l’orizzonte in un “ho capito!”
e sgravarsi finalmente del suo sterile sperma!”
E ne nasce una luce nuova
che nuovamente mi culla sui suoi seni di meatallo.
Sulle lande scheletriche di questo pianeta,
come bozzi purulenti emersi dalla Paura,
metropoli
di tabacchini, sale bingo, ristoranti zeppi di frattaglie d’oca e altre carni spacciate per opere d’arte, rivenditori di orgasmi in siringa, discoteche, negozi di teatri in scatola, di cellulari, lupanari, cubicoli in cui si riversano gruppacci di uomini per veder correre una mandria di cavalli, le vene gonfie di sangue sulla loro testa e un dolore che spacca le budella, e ancora birrerie, botteghe di zucchero filato, di giornaletti asettici…
Enorme,
biblico
tappo di stoppa
ficcato su per il poro fetido del drago
perché continui a vomitare la sua noia
dentro la desolazione dei nostri teschi meravigliosi
e non inizi a sfiatare invece il fuoco racchiuso dentro il suo utero d’amianto.
E il Caos,
il solo idolo a cui ho il dovere d’inchinarmi,
ha infilzato i suoi occhi al lampione di questa strada stanotte
per sfottermi di quanta passione ci metta
a innalzare quest’inni sghembi
per voi fibre di un unico cuore pulsante
sul silenzio sfibrante dell’universo.
Fabrizio De André - Nella mia ora di libertà
Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d’obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni.
E’ esattamente il contrario.
(Source: uaar-it)
Deep Purple - Lazy
Maria Callas. Medea.
Fotogramma tratto da Ragazzi Fuori, film di Marco Risi del 1990. Si vede uno scorcio del quartiere Zen di Palermo, il più degradato della città, con un bel silo d’acqua potabile in primo piano.
L’unica cosa che non mi è piaciuta di Torino è stato trovare i Murazzi chiusi.